lunedì 29 agosto 2016

Review Borderlife di Dorit Rabinyan

Ciao, avid readers! Come state? Dopo molto tempo ho finalmente letto Borderlife, una storia tra due giovani particolare, proibita, contrastata dalla cultura. Hilmi e Liat ci aiutano a comprendere meglio le difficoltà d'integrazione tra i palestinesi e gli israeliani, tra ebreo e musulmano, ci accompagnano in una lettura che fa riflettere e per molti lettori apre una piccola visione su un territorio ricco di storia.  
Editore: Longanesi
Genere: Fiction

Quali sono i confini degli uomini?
E quali quelli del cuore?

È autunno, a New York, il secondo senza le Torri. Liat ha appena conosciuto Hilmi e gli cammina accanto nel pomeriggio che imbrunisce e intanto pensa: non hai già abbastanza guai? Fermati finché puoi. Ma fermarsi non può, perché, nonostante le ferite, la magia della Grande Mela è ancora intatta, e Hilmi ha gli occhi color cannella, riccioli neri e un sorriso infantile che spezza il cuore. Lei è di Tel Aviv, fa la traduttrice e si trova negli USA per una borsa di studio. Lui vive a Brooklyn e fa il pittore, e nei suoi quadri c’è sempre un bimbo che sogna il mare, quel mare di cui da ragazzo poteva cogliere appena un lembo, da lassù, al nono piano di un palazzo di Ramallah. Lei è israeliana, lui è palestinese. La loro sembra una storia come tante, come mille ne nascono ogni giorno in ogni angolo del mondo, ma è diversa da tutte. Perché la loro appartenenza a una terra tormentata e divisa non può che separarli, e ciò che è iniziato nel freddo di New York è destinato a finire, pochi mesi dopo, su una calda spiaggia di Jaffa, sotto quel sole che entrambi rimpiangevano in America. Ma la Storia e il loro amore li seguiranno ancora… 
Una scrittura forte e commovente come la passione che racconta, un romanzo che ha saputo resistere a divieti e proibizioni, diventando un fenomeno culturale e sociale.

Borderlife ha subito numerose censure, l'autrice israeliana ha visto il suo libro venire scartato nel suo paese, definito un libro proibito e che incita ad una sorta di ribellione e visione del tutto errata dell'integrazione tra ebrei e musulmani, impossibile per lo Stato. Però è un libro che è riuscito a far parlare e a vedere la luce in molti paesi, compreso il nostro.
L'ambientazione di riferimento del romanzo, fino quasi alla fine, è New York, la famosa grande mela vista qualche mese dopo l'11 settembre. Non è un periodo facile per nessuno, tanto meno per gli immigrati, ma non è il fulcro della storia come si può pensare dalla trama, non si basa su una storia che non riesce a mettere radici a causa del suolo americano, il contrasto deriva dalla cultura di Hilmi e Liat, rispettivamente un musulmano e un'ebrea. Oltre a ritrovarci nel 2002, in un periodo appena dopo uno dei peggiori attentati terroristici, siamo anche a ridosso del primo decennio abbondante di Intifada, la rivolta dei palestinesi contro lo stato israeliano. 
Il loro primo incontro è fortuito, per caso si ritrovano in quell'angolo di NY insieme, nello stesso momento presi dalla ricerca di qualcosa. Hilmi è un pittore, la sua arte è tutto per lui, una passione che vede sfociare man mano, mentre Liat è una ragazza che sta approfondendo i suoi studi e si trova a NY solo per un breve periodo. 
Liat e Hilmi riescono subito ad avere una sorta di complicità, un legame che già dalla prima notte diventa più profondo e indissolubile, ma entrambi scelgono di non vedere la loro relazione come un rapporto duraturo, le loro vite sono troppo diverse per cercare da subito di guardare più in là del presente. Sicuramente tra i due Liat è più dubbiosa, impaurita dalla differenza della loro educazione e sicura che il loro sia un rapporto con una scadenza. Hilmi è molto più libero, non è rinchiuso in dogmi, ama Liat e non vede in lei una donna che rimarrà per poco nella sua vita, desidera qualcosa di più per loro due. 
Il nostro essere così precari. Senza futuro. Senza una speranza per il domani. Ci fa apprezzare ciò che abbiamo adesso. [...] Immersi nel presente, provvisori come la vita, come tutto il resto. Effimeri.
Superate le prime pagine del libro, la loro conoscenza si approfondisce e iniziano a emergere le prime differenze, soprattutto capitanate da Liat che sente la necessità di difendere il suo paese, mentre Hilmi desidera solo una pace, l'unione del territorio e la liberazione da tutte quelle catene che dividono due stati affini. In particolare vengono prese come riferimento Tel Aviv e Ramallah, le due città di Liat e Hilmi, descrivendo con particolare minuzia alcuni piccoli eventi che hanno vissuto fin da piccoli.
Il particolare che più salta all'occhio è la visione di Hilmi della guerra, qualcosa che a priori va evitata e che porta alla mente tante guerre passate come quella fascista, iniziate sempre per quelli che una popolazione crede nobili motivi e finite nello stesso identico modo di ogni altra guerra. Un'altra caratteristica di questa storia è il credo di Hilmi, anzi il semplice fatto che non professa nessuna religione, mentre la madre è diventata credente ed è un po' la delusione della famiglia visto che il padre stesso di Hilmi era ateo. Il suo detto: la illa wa'khalas', ovvero non c'è dio e basta, è abbastanza esplicito riguardo il pensiero di Hilmi influenzato dal padre. Anche qui risalta un'altra differenza tra i due protagonisti: Hilmi studiava il Corano nelle ore dell'islam, mentre Liat studiava la Bibbia durante le ore scolastiche, ma solo Liat alla fine è rimasta attaccata alle sue radici e lo dimostra quando vi sono discussioni sui loro paesi. Uno dei più grandi limiti di Liat rimane la difficoltà ad accettare la nazionalità di Hilmi e sorpassare qualsiasi passato pregiudizio
Sin quando una notte, sfiniti e irritati dalla discussione trasformatasi in un aspro litigio, lacrime, porte sbattute, avevamo deciso di chiudere la faccenda e ci eravamo giurati di non parlare più di politica.
L'autrice ci descrive una netta divisione tra la popolazione ebrea e araba, gli anni passati a evitarsi e non mischiarsi mai, a vedere gli arabi come l'entità malvagia, rapitori delle donne ebree. La storia dei due paesi viene centellinata lungo il racconto, approfondita il giusto per far venire voglia al lettore di informarsi e capire se ogni cosa descritta è reale, e io stessa non ho potuto fare a meno di fare ricerche più particolareggiate di quel che già ero a conoscenza, visitare anche i siti riguardanti Ramallah e Tel Aviv, innamorandomi di quest'ultima e scoprendo la storia di entrambe. Questo è sicuramente uno dei pregi maggiori del libro, la voglia di scoprire qualcosa in più di ciò che leggiamo.  
Un ultimo passo è l'estate che si apre con le sensazioni di Liat nel tornare a casa, nella sua terra. Quando i profumi, il ritmo della vita, ogni cosa che ti circonda cambia ed evoca altri ricordi, ti impartisce una quotidianità del tutto differente. Sensazioni che ogni persona prova dopo aver passato tanto tempo lontano da casa, piccole emozioni che riusciamo a provare anche tornando da una vacanza. Ci si immedesima nel racconto, si percepisce il cambiamento di atmosfera attraverso le semplici parole dell'autrice. Il lettore si ritrova in Israele, insieme a Liat e al suo pensiero che vola a Hilmi, un Hilmi che si trova poco distante da lei, in visita dalla sua famiglia in Palestina, ma pur sempre lontani a causa dei confini insuperabili.  
E chissà se ogni tanto anche tu - a casa, nella strada dove sei tornato, nella tua città -, chissà se anche tu senti, vagamente, una specie di tenue ombra sull'anima, chissà se la senti che ti accompagna e fa capolino di tanto in tanto. 
Non è una storia leggera, si arriva a fine libro con un groppo in gola e tristi. Il finale è quasi poetico, si chiude con un ricordo che lascia l'amaro in bocca al lettore e un piccolo sorriso a Liat circondato dalle lacrime. Non posso dire di aver compreso il finale fino in fondo, mi sono posta delle domande sulla scelta dell'autrice e non ho trovato risposte che mi soddisfano. 
Le differenze etniche e culturali possono essere inconciliabili, difficili da eliminare e l'amore, in certi casi, non ha alcun peso. Forse è uno dei messaggi di Rabinyan che il lettore rincorre per tutto il libro, impregnando di significato l'educazione che ognuno di noi riceve e che difficilmente ci fa cambiare strada durante l'età adulta, facendoci perdere alcune possibilità che potrebbero rivelarsi speciali.  
Lo stile dell'autrice è molto basato sulla descrizione dei sentimenti e di ciò che il personaggio si ritrova a vivere in qualsiasi posto, non sfuggono i particolari di ogni scena che si sussegue e di ogni luogo accennato. Può non essere uno stile amato da tutti, alcuni prediligono un racconto meno descrittivo e qualcosa più improntato sulle emozioni associate alle scene tra i personaggi, ma in questo libro è perfetto perché in modo diverso non avrebbe avuto lo stesso impatto. 
Un libro che va preso con una certa cautela, non per tutti, e a volte è complicato entrare in sintonia, ma ad un certo punto ti prende e ti avvolge nel bozzolo, non ti fa chiudere il libro fino a che non si mette un punto alla storia impossibile di Hilmi e Liat. 
Non è un libro semplice, non lo consiglierei a tutti, ma spero che questa recensione possa chiarirvi meglio le idee e farvi capire se è una lettura adatta a voi. Se desiderate leggere una storia diversa dal solito romance, un libro con stralci di storia moderna e vi appassionando le relazioni proibite, sicuramente è il libro giusto per voi.
Cosa ne pensate, readers? Leggerete il libro o lo avete già letto?
Un abbraccio! 

10 commenti:

  1. Ora devo decisamente comprarlo. Lo avevo puntato da diverso tempo ma ora voglio davvero stringerlo fra le mani *.*

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  2. Eh, lo puntavo...
    (e che bella, la copertina?)

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    1. E' stupenda! Se devo essere sincera è la prima cosa che mi ha attirata xD

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  3. Ciao, che bella recensione! Sembra un romanzo veramente interessante, anche se impegnativo

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    1. Grazie <3 Sì, è impegnativo, ma ne vale davvero la pena =)

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  4. mi aggrego a chi lo puntava..

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  5. Bello *.* Okay, è da leggere.

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